Categoria: #adolescenza

  • Mal di pancia psicosomatici negli adolescenti: quando il corpo parla per loro

    Mal di pancia psicosomatici negli adolescenti: quando il corpo parla per loro


    “Mi fa male la pancia, non voglio andare a scuola.” oppure “Ho la nausea mi viene da vomitare“.
    Frasi che tanti genitori hanno sentito. Ma cosa succede quando i dolori sono ricorrenti, gli esami medici sono tutti negativi… eppure il disagio persiste?

    Cos’è un disturbo psicosomatico?

    Non è fantasia, non è una scusa, e soprattutto: non è “solo nella testa”.
    Un disturbo psicosomatico è un sintomo fisico reale, che può avere origine o essere amplificato da emozioni non espresse, come ansia, paura o rabbia.

    Perché succede proprio nell’adolescenza?

    Durante l’adolescenza, corpo e mente vivono cambiamenti intensi: il cervello emotivo è in pieno sviluppo mentre il linguaggio emotivo è ancora fragile e i contesti sociali (scuola, amicizie, aspettative) diventano più complessi.
    Quando le emozioni non trovano parole o spazi sicuri, il corpo può “prendersi il carico”, trasformando il disagio interno in sintomi tangibili.

    Quando sospettare un’origine psicosomatica

    • Il dolore compare prima di situazioni stressanti (controlli, verifiche, discussioni, scuola)
    • Gli esami clinici sono negativi, ma il sintomo torna regolarmente
    • I dolori si limitano a momenti specifici e non compaiono in altre parti della giornata
    • Il ragazzo/a fatica a parlare di ciò che prova, ma “il corpo lo dice”

    Cosa fare come genitore

    1. Non minimizzare: “È tutto nella tua testa” può far sentire il ragazzo ancora più incompreso.
    2. Accogli il sintomo come un messaggio: non va ignorato, ma ascoltato.
    3. Apri uno spazio di dialogo emotivo, anche piccolo: “Cosa stava succedendo poco prima che iniziassero i dolori?”
    4. Valuta uno spazio psicologico: a volte serve un aiuto esterno per imparare ad ascoltare e dare nome alle emozioni.

    In sintesi

    Un mal di pancia ricorrente non è solo un disturbo fisico, né solo un disagio psicologico: è un ponte tra i due.
    Quando impariamo a leggerlo insieme, può diventare un’occasione per capire più a fondo ciò che un adolescente sta vivendo — anche se ancora non sa dirlo con le parole.


  • 5 STRATEGIE PER MIGLIORARE IL DIALOGO TRA GENITORI E FIGLI

    5 STRATEGIE PER MIGLIORARE IL DIALOGO TRA GENITORI E FIGLI


    Il dialogo tra genitori e figli è alla base di una relazione sana e di una crescita emotiva equilibrata. Tuttavia, nella quotidianità, comunicare davvero può diventare complicato, soprattutto durante l’adolescenza.
    Come psicologo specializzato nel supporto a famiglie e adolescenti a Moncalieri, vedo spesso quanto sia importante imparare a costruire ponti di ascolto e fiducia.

    Ecco 5 strategie concrete per migliorare il dialogo genitori-figli:

    1. Ascolto attivo: più presenza, meno giudizio

    Molto spesso, i ragazzi hanno bisogno semplicemente di essere ascoltati, senza soluzioni immediate o critiche.
    Praticare l’ascolto attivo significa:

    • Prestare attenzione senza interrompere
    • Riflettere i sentimenti (“Mi sembra che tu ti senta frustrato”)
    • Mostrare empatia, anche se non si è d’accordo

    Un figlio che si sente ascoltato, si sentirà anche più compreso e disposto ad aprirsi.

    2. Scegli il momento giusto per parlare

    Affrontare argomenti importanti durante una discussione accesa o mentre tuo figlio è stressato può rendere tutto più difficile.
    Meglio scegliere un momento tranquillo, magari durante una passeggiata o mentre si svolge un’attività condivisa.
    La comunicazione efficace si basa anche sulla tempistica.

    3. Comunicare emozioni, non solo regole

    Spesso i genitori si concentrano su regole, divieti o imposizioni (“Non devi…”, “Devi…”), dimenticando di parlare dei propri sentimenti.
    Condividere emozioni sincere (“Mi preoccupa vederti così chiuso”, “Sono felice quando passiamo tempo insieme”) aiuta a umanizzare il dialogo e a costruire una connessione più profonda.

    4. Evitare la trappola delle domande inquisitorie

    Domande secche e pressanti (“Dove sei stato?”, “Perché non hai studiato?”) rischiano di essere percepite come un interrogatorio.
    Meglio preferire domande aperte e non giudicanti, come:

    • “Come ti sei sentito oggi a scuola?”
    • “C’è qualcosa che ti va di raccontarmi?”

    Stimolare il racconto favorisce una comunicazione più ricca e autentica.

    5. Accettare il cambiamento

    Durante l’adolescenza, i figli cambiano velocemente, cercano autonomia, costruiscono una propria identità.
    Accettare questa evoluzione senza viverla come una minaccia personale è fondamentale per mantenere aperto il canale comunicativo.
    Ricordati: il tuo ruolo non è controllare, ma accompagnare.


    Quando chiedere aiuto

    Se il dialogo diventa particolarmente difficile o si creano tensioni continue, rivolgersi a uno psicologo può essere una scelta preziosa.
    Attraverso un percorso di consulenza familiare, è possibile riattivare la comunicazione e rafforzare il legame tra genitori e figli.

    A Moncalieri, offro percorsi di supporto personalizzati per famiglie e adolescenti.
    Contattami per una consulenza: insieme possiamo ritrovare il piacere di capirsi.



  • Il tempo sospeso e l’importanza delle dinamiche familiari nel ciclo di vita

    Il tempo sospeso e l’importanza delle dinamiche familiari nel ciclo di vita

    Il concetto di “tempo sospeso” nel ciclo di vita di un individuo non può essere pienamente compreso senza considerare il contesto familiare in cui la persona è inserita. Le dinamiche familiari svolgono un ruolo fondamentale nell’evoluzione psicologica dell’individuo e possono essere sia una fonte di supporto che di blocco. Come sottolineato da Salvador Minuchin, le famiglie, attraverso le loro strutture e relazioni interne, influenzano profondamente la capacità di un membro di evolversi e affrontare le sfide della vita.

    La Famiglia come Sistema

    Minuchin, attraverso la sua teoria della struttura familiare, evidenziò come ogni famiglia sia un sistema interconnesso, in cui ogni membro influisce sugli altri. Quando una famiglia non è in grado di adattarsi a cambiamenti, transizioni o crisi, possono verificarsi blocchi psicologici nei suoi membri. Ad esempio, un individuo potrebbe trovarsi in una fase di “tempo sospeso” se il sistema familiare impedisce una transizione sana da un ruolo all’altro (ad esempio, dal figlio all’adulto). La difficoltà di separarsi emotivamente dalla famiglia di origine o l’impossibilità di rinegoziare i confini familiari può rallentare il processo di crescita personale. In particolare, le dinamiche familiari disfunzionali, come una comunicazione inefficace, un ruolo troppo rigido o la mancanza di supporto emotivo, possono far emergere un blocco psicologico. Se un membro della famiglia non riesce a ritrovare il proprio spazio o a differenziarsi adeguatamente, si può verificare un “blocco evolutivo”, in cui l’individuo resta ancorato ad una fase precedente del suo ciclo di vita.

    Il Ruolo della Famiglia nel Superamento del Blocco

    Il tempo sospeso non deve necessariamente essere un punto di non ritorno. Minuchin credeva fermamente che il cambiamento e la crescita fossero possibili attraverso il riassetto delle dinamiche familiari. In una situazione di blocco, una ristrutturazione delle relazioni familiari potrebbe consentire una maggiore flessibilità e adattabilità, permettendo ai singoli membri di crescere e superare la loro stasi psicologica. Ad esempio, nel contesto di una terapia familiare, si lavora per creare un ambiente più sano, dove i membri possano sostenersi a vicenda, riconoscendo e rispettando i confini e i ruoli degli altri. Minuchin sosteneva che la riorganizzazione dei confini familiari, come ad esempio la separazione emotiva dei figli adulti dalle loro famiglie di origine, potesse essere cruciale per superare le fasi di blocco e per aiutare ogni membro a prendere pieno possesso della propria identità e della propria vita.

    Dinamiche Familiari e Blocco Individuo

    Quando una persona vive un blocco, è essenziale esplorare come le dinamiche familiari contribuiscano a questa situazione. Le famiglie, spesso, esercitano pressioni esplicite o implicite che possono causare una crisi del ciclo di vita di un individuo. Ad esempio, un genitore che non accetta la crescita del figlio o che non consente a un membro della famiglia di intraprendere una carriera o una relazione che lo distacchi dalla famiglia stessa, può indurre una sensazione di “tempo sospeso”. In questi casi, l’individuo si trova a fronteggiare non solo le proprie incertezze, ma anche il peso delle aspettative familiari, che lo tengono ancorato a una fase di vita che non gli consente di evolversi. Inoltre, i modelli relazionali appresi in famiglia, come quelli legati alla gestione del conflitto, alla comunicazione e alla gestione delle emozioni, possono avere un impatto duraturo sul comportamento dell’individuo. Se, per esempio, un membro della famiglia ha imparato a evitare il conflitto o a nascondere le proprie emozioni, potrebbe sentirsi paralizzato nell’affrontare la difficoltà e il cambiamento, sperimentando così una stasi emotiva che lo porta al blocco.

    La Terapia Familiare e la Risoluzione del Blocco

    In situazioni in cui il blocco è radicato nelle dinamiche familiari, il trattamento psicoterapeutico familiare diventa un mezzo fondamentale per promuovere il cambiamento. La terapia familiare, come descritta da Minuchin, aiuta a riorganizzare il sistema familiare, facilitando il riassetto delle relazioni e il miglioramento dei confini. Questa ristrutturazione permette ai membri della famiglia di affrontare le sfide del ciclo di vita in modo più sano e costruttivo, permettendo al singolo individuo di evolversi senza essere bloccato dalle dinamiche disfunzionali. Un aspetto centrale della terapia familiare è il supporto alla separazione-individuazione, un processo in cui l’individuo riesce a differenziarsi dalla famiglia di origine senza abbandonarla emotivamente. Questo processo è cruciale per superare il “tempo sospeso” e proseguire nel ciclo di vita, poiché consente a ciascun membro di svilupparsi come individuo autonomo, capace di affrontare le proprie sfide.

    Conclusioni

    Il blocco nel ciclo di vita, il “tempo sospeso”, non è solo una condizione individuale, ma è strettamente legato alle dinamiche familiari. La famiglia gioca un ruolo cruciale nell’evoluzione di un individuo, e le sue strutture possono sia ostacolare che facilitare il cambiamento. Le idee di Minuchin ci insegnano che, affrontando e ristrutturando le dinamiche familiari disfunzionali, è possibile aiutare la persona a superare il blocco e a proseguire il suo cammino evolutivo, permettendo una transizione più sana attraverso i vari stadi della vita.