Quando parliamo di disturbi alimentari, spesso la conversazione si concentra su cibo, peso e forma del corpo, ma chi vive queste difficoltà sa che il problema reale non è il cibo in sé, bensì il modo in cui il corpo diventa il luogo in cui esprimere emozioni complesse, conflitti interiori e un senso di controllo spesso perduto.
Durante l’adolescenza, una fase già di per sé di fragilà e instabilità, questi meccanismi possono rappresantare un fattore di rischio nello sviluppo di un’identità adulta.
Non esiste un’unica causa che spieghi perché un ragazzo o una ragazza sviluppi un disturbo alimentare. Si tratta piuttosto di una combinazione di fattori biologici, psicologici, relazionali e sociali. Ci sono vulnerabilità innate (tratti di personalità perfezionisti, difficoltà a modulare le emozioni o tendenza all’autocritica) che si intrecciano con esperienze familiari e relazionali con il gruppo di coetanei.
Il risultato è che il comportamento alimentare diventa uno strumento, anche se doloroso, per affrontare sensazioni che sembrano ingestibili.
L’anoressia, la bulimia e il binge eating disorder non sono semplicemente “modi per stare magri” o “capricci adolescenziali”. Sono tentativi, a volte inconsci, di comunicare un disagio. Il corpo diventa il linguaggio con cui il ragazzo comunica ciò che non riesce a dire con le parole.
Affrontare un disturbo alimentare non significa solo correggere le abitudini alimentari: significa aiutare l’adolescente a ritrovare modalità più sane per gestire emozioni e relazioni, e ricostruire fiducia in sé stesso.
Bisogna sempre ricordare che nei disturbi alimentari non è solo l’adolescente che soffre ma è l’intera famiglia a vivere un stato di malessere quindi il lavoro terapeutico sarà un lavoro integrato che coivolge varie figure come psicologi, psicoterapeuti, medici e nutrizionisti che lavorano insieme per affrontare sia la dimensione corporea sia quella emotiva e relazionale.
Se sei un adolescente che vive queste difficoltà, o un genitore che cerca di capire cosa sta succedendo, è importante ricordare che chiedere aiuto non è un fallimento. Riconoscere che c’è sofferenza e aprirsi a chi può ascoltare e supportare è un atto di coraggio. I disturbi alimentari raccontano una storia di dolore e ricerca di equilibrio, e il primo passo per stare meglio è proprio permettere a qualcuno di leggere quella storia insieme a te.









