“Mi fa male la pancia, non voglio andare a scuola.” oppure “Ho la nausea mi viene da vomitare“.
Frasi che tanti genitori hanno sentito. Ma cosa succede quando i dolori sono ricorrenti, gli esami medici sono tutti negativi… eppure il disagio persiste?
Cos’è un disturbo psicosomatico?
Non è fantasia, non è una scusa, e soprattutto: non è “solo nella testa”.
Un disturbo psicosomatico è un sintomo fisico reale, che può avere origine o essere amplificato da emozioni non espresse, come ansia, paura o rabbia.
Perché succede proprio nell’adolescenza?
Durante l’adolescenza, corpo e mente vivono cambiamenti intensi: il cervello emotivo è in pieno sviluppo mentre il linguaggio emotivo è ancora fragile e i contesti sociali (scuola, amicizie, aspettative) diventano più complessi.
Quando le emozioni non trovano parole o spazi sicuri, il corpo può “prendersi il carico”, trasformando il disagio interno in sintomi tangibili.
Quando sospettare un’origine psicosomatica
- Il dolore compare prima di situazioni stressanti (controlli, verifiche, discussioni, scuola)
- Gli esami clinici sono negativi, ma il sintomo torna regolarmente
- I dolori si limitano a momenti specifici e non compaiono in altre parti della giornata
- Il ragazzo/a fatica a parlare di ciò che prova, ma “il corpo lo dice”
Cosa fare come genitore
- Non minimizzare: “È tutto nella tua testa” può far sentire il ragazzo ancora più incompreso.
- Accogli il sintomo come un messaggio: non va ignorato, ma ascoltato.
- Apri uno spazio di dialogo emotivo, anche piccolo: “Cosa stava succedendo poco prima che iniziassero i dolori?”
- Valuta uno spazio psicologico: a volte serve un aiuto esterno per imparare ad ascoltare e dare nome alle emozioni.
In sintesi
Un mal di pancia ricorrente non è solo un disturbo fisico, né solo un disagio psicologico: è un ponte tra i due.
Quando impariamo a leggerlo insieme, può diventare un’occasione per capire più a fondo ciò che un adolescente sta vivendo — anche se ancora non sa dirlo con le parole.










