Quando arriva l’adolescenza, i ragazzi navigano in un mare di forti emozioni: oscillano tra momenti di intensa felicitĆ e altri di forte rabbia, ad altri ancora di profonda tristezza.
Durante l’adolescenza il/la ragazzo/a entra in contatto con emozioni più intense rispetto a quelle che conosceva, che non riesce ancora a riconoscere come proprie e, di conseguenza, ad accettarle e modularle, percependole cosƬ, a volte, come distruttive.
Questo periodo per lui/lei rappresenta un banco di prova dove solo stando con esse può imparare a gestirle e riconoscerle.
Queste altalene emotive fanno provare ai genitori un senso di forte confusione. Molti di essi cercano cosƬ delle spiegazioni, chiedendo all’adolescente la causa di quegli stati emotivi, ma il più delle volte con scarso successo perchĆ© anche lui non ne ha una piena consapevolezza.
L’emozione più difficile da accettare, da parte dei genitori, ĆØ la tristezza; spesso, infatti, vi ĆØ la tendenza di mamma e papĆ a ricercarne le cause inizialmente nel mondo esterno (amicizie, amore, scuola) e successivamente nelle proprie capacitĆ genitoriali spesso attribuendosene erroneamente la colpa.
Questa tristezza adolescenziale molto spesso ha un origine profonda che arriva difficilmente alla consepevolezza dell’adolescente. Deriva dall’abbandono dell’identitĆ infantile che lascia spazio quella adulta.
Questa abbandono viene vissuto dall’adolescente come una vero e proprio lutto, come una perdita importante di qualcosa che non riuscirĆ mai più a ritrovare. E’ necessario pertanto che abbia il tempo che gli serve per elaborarlo.
Cosa possiamo fare allora come genitori?
Il compito dei genitori in questa fase di vita non è quello di cercare di renderlo/a sempre felice e mandare via la sua tristezza, ma di aiutarlo a viverla ed accettarla, lasciandogli il tempo di cui ha bisogno. Solo così sarà successivamente in grado di riconoscerla e modularla.
Spesso la difficoltĆ maggiore, da parte dei genitori, arriva da un bisogno narcisistico: vogliamo che i nostri figli siano sempre felici per poterci percepire come buoni genitori.
Bisogna imparare a lasciare andare questo bisogno ed accettare la sua e la nostra tristezza.
Solo allora potremmo essere dei genitori “sufficientemente buoni“ e questo può bastare.

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