Autore: Dott. Sergio Aleati

  • Il trauma trigenerazionale

    Il trauma trigenerazionale

    Quando si parla di trauma si pensa a un evento o a una somma di eventi negativi che abbiamo vissuto nella nostra infanzia e che ci hanno segnati emotivamente nel profondo. Molto spesso è così, ma non sempre; esistono infatti dei traumi che non sono stati vissuti in prima persona, ma che si tramandano nelle generazioni.
    Il passaggio nelle generazioni (dai nonni ai genitori ai nipoti) si verifica quando i traumi psicologici non vengono elaborati e si riflettono nei comportamenti disfunzionali, nelle emozioni (disturbi emotivi, paure, fobie) o nelle dinamiche familiari delle generazioni successive, generando una forte sofferenza, con una difficoltà nel comprenderne l’origine.


    Es. “B”, una giovane ragazza, ha il terrore di volare, ma non ha nessuna esperienza diretta negativa con gli aerei. Esplorando la sua storia familiare, emerge che sua nonna ha rischiato di morire in un incidente aereo e da allora non ha mai più preso un aereo. Alla figlia ha sempre detto di non prendere l’aereo, che è pericoloso, raccontandole solo qualche dettaglio della storia, ma tutte le volte che lei vedeva quel terrore negli occhi della madre solo il pensiero di un aereo la pietrificava.
    “B” non sapeva nulla di questa storia finchè non è emersa nella terapia familiare, l’unica cosa che sapeva è che la mamma, quando lei doveva prendere l’aereo, le chiedeva “Sei proprio sicura?” con occhi impauriti.

    La giovane ragazza in questo caso era inconsapevole del trauma trigenerazionale ma ne portava le conseguenze nel presente.
    Solo una volta portato alla luce ed elaborato il trauma trigenerazionale è stato possibile per “B” prendere l’aereo e superare la sua fobia.

  • La famiglia come risorsa e non come ostacolo al cambiamento

    La famiglia come risorsa e non come ostacolo al cambiamento

    Spesso nelle terapie, per aiutare i pazienti a prendere una migliore consapevolezza di sé, gli si chiede di parlare del loro passato e delle relazioni con i propri genitori.
    In queste narrazioni emergono quasi sempre episodi significativi, carichi di emozioni forti: rabbia, paura e tristezza verso mamma e/o papà.
    La famiglia diventa pertanto il contenitore di queste emozioni assumendo così una connotazione negativa e perdendo il suo ruolo di risorsa per la persona.
    La famiglia dopo aver svolto la funzione di contenitore deve però trasformarsi in una risorsa nel processo terapeutico, in particolare in quelle situazioni, dove, chi ha chiesto l’aiuto psicologico si sente indietro rispetto ai coetanei (blocco nel ciclo di vita) e ha la sensazione di non riuscire ad andare avanti nella sua vita.
    In questi casi la convocazione e l’intervento della famiglia in terapia diventa un elemento importante per il cambiamento, non solo della persona ma dell’interno sistema familiare.

    La famiglia attivamente partecipe del cambiamento si trasforma in un trampolino di lancio dando così al paziente la possibilità di poter prendere la rincorsa per spiccare il volo e andare avanti. Per fare questo è necessario però che il paziente sia disposto a tornare indietro, e con la consapevolezza di essere più forte, rivivere in parte quelle relazioni che lo hanno fatto stare male (con le emozioni annesse).
    A questo punto i ruoli e le relazioni hanno la possibilità modificarsi: la famiglia diventerà una risorsa per il cambiamento mentre il paziente diventerà colui che può cambiare.



  • La terapia familiare nel trattamento dei disturbi d’ansia

    La terapia familiare nel trattamento dei disturbi d’ansia

    Chi soffre di disturbi d’ansia spesso si rivolge ad un professionista sperando di poter finalmente togliere di mezzo l’ansia, attraverso una terapia individuale, per poter tornare a vivere serenamente.
    Non sempre però il risultato è quello atteso: talvolta nonostante l’impegno e la motivazione la svolta non arriva o arrivano solo piccoli cambiamenti.
    In questi casi vuol dire che l’ansia si è radicata in profondità ed è pertanto necessario agire non solo sul sistema interno (pattern disfunzionali) ma anche su quello esterno (contesto relazionale) altrimenti ogni passo verso il cambiamento sarà inutile.
    Diventa necessario trasformare quelli che sono fattori di resistenza al cambiamento in risorse per il cambiamento.
    Per fare questo però occorre fare un passo indietro e tornare alle origini, al proprio sistema familiare, chiamandolo in soccorso.
    Chi porta il sintomo, ossia il disturbo d’ansia, è il portavoce della sofferenza di un’intera famiglia bloccata in un preciso ciclo di vita che non può andare avanti.
    Sarà necessario quindi aiutare l’intera famiglia a sciogliere i nodi che impediscono la progressione trasformandola in un trampolino di lancio per consentire così al portatore del sintomo di andare avanti.

  • Il mito di Chirone: lo psicologo e la saggezza del guaritore ferito

    Il mito di Chirone: lo psicologo e la saggezza del guaritore ferito

    Nella mitologia greca, Chirone è una figura affascinante, conosciuto come il “guaritore ferito”. A differenza degli altri centauri, che erano spesso selvaggi e indisciplinati, Chirone era saggio, dotato di grande conoscenza in medicina, filosofia e arti. La sua storia personale e il suo destino di sofferenza hanno ispirato molte riflessioni, portando alla nascita del concetto del “complesso di Chirone”, una chiave di lettura del dolore e della guarigione interiore.

    Il Mito di Chirone

    Secondo la leggenda, Chirone era figlio del titano Crono e di Filira, una ninfa. Nato con la forma di un centauro, metà uomo e metà cavallo, Chirone si distingueva dagli altri centauri per la sua saggezza e per il suo carattere pacifico. Divenne un mentore per molti eroi greci, tra cui Achille, Asclepio ed Ercole.

    La sua vita cambiò drammaticamente quando fu accidentalmente ferito da una freccia avvelenata da Ercole. Nonostante la sua grande conoscenza medica, Chirone non fu in grado di guarire se stesso. Essendo immortale, fu costretto a vivere con un dolore incessante, un destino crudele che lo rese, paradossalmente, uno dei più grandi guaritori della mitologia. Alla fine, rinunciò alla sua immortalità, accettando la morte come una forma di liberazione.

    Chirone e la Psicologia

    In psicologia, Chirone è diventato un simbolo potente del “guaritore ferito”, un concetto che descrive la capacità di alcune persone di guarire gli altri nonostante (o proprio a causa di) il loro stesso dolore. Questo archetipo è stato esplorato in profondità da Carl Gustav Jung, che ha visto nella figura di Chirone un simbolo della crescita attraverso la sofferenza. Jung teorizzò che il guaritore non può veramente comprendere e aiutare gli altri senza aver prima confrontato il proprio dolore e le proprie ferite interiori.

    Il concetto del “complesso di Chirone” nasce da questa idea. Esso rappresenta il conflitto tra la ferita personale e il desiderio di guarigione. Chi si identifica con questo archetipo spesso è spinto ad aiutare gli altri come un modo per affrontare il proprio dolore, trovando nella cura degli altri una via per lenire le proprie sofferenze.

    Tuttavia, emergono anche dei rischi legati a questo complesso. Se non elaborato correttamente, il “complesso di Chirone” può portare a un burnout emotivo o a un senso di frustrazione, poiché il guaritore può sentirsi costantemente alle prese con ferite che non riesce a guarire.

  • Il tradimento nella coppia: Cause e soluzioni.

    Il tradimento nella coppia: Cause e soluzioni.

    Il tradimento all’interno di una relazione di coppia è un tema complesso e delicato, che suscita profonde emozioni e domande. Esso rappresenta una delle sfide più difficili da affrontare, sia per chi lo subisce, sia per chi lo compie. Ma cosa spinge una persona a tradire il proprio partner? E quali sono le conseguenze psicologiche di un tradimento?

    Le Cause del Tradimento

    Il tradimento non è mai un evento semplice, e le sue cause possono essere molteplici e radicate in vari aspetti della relazione e della psicologia individuale. Tra i motivi più comuni troviamo:

    1. Insoddisfazione nella relazione: Quando i bisogni emotivi o sessuali non vengono soddisfatti, una persona può cercare al di fuori della coppia ciò che manca all’interno.
    2. Ricerca di autostima: Alcune persone tradiscono per confermare la propria attrattiva o valore personale, soprattutto se si sentono insicure o non apprezzate dal partner.
    3. Conflitti irrisolti: In molte relazioni, i conflitti vengono ignorati o non risolti in modo efficace. Questo accumulo di tensioni può portare uno dei partner a cercare altrove una via di fuga o sollievo.
    4. Noia e routine: La monotonia della vita di coppia può spingere a cercare nuove esperienze ed emozioni, anche attraverso il tradimento.
    5. Influenzamento esterno: A volte, la pressione sociale o la frequentazione di ambienti dove il tradimento è percepito come normale può favorire comportamenti infedeli.

    Le Conseguenze Psicologiche del Tradimento

    Il tradimento può avere effetti devastanti sul benessere psicologico di entrambi i partner. Per chi lo subisce, le conseguenze possono includere:

    • Perdita di fiducia: Il senso di fiducia, fondamentale in ogni relazione, viene gravemente compromesso, e spesso è difficile ricostruirlo.
    • Bassa autostima: Il tradimento può far sentire la persona tradita inadeguata, non amata o non desiderabile, portando a una diminuzione dell’autostima.
    • Ansia e depressione: La scoperta di un tradimento può scatenare un trauma emotivo, con sintomi che variano dall’ansia alla depressione, fino alla comparsa di disturbi post-traumatici.
    • Senso di colpa e autocritica: Molte persone tradite iniziano a chiedersi se hanno fatto qualcosa di sbagliato o se avrebbero potuto prevenire il tradimento.

    D’altra parte, anche chi tradisce può sperimentare sensi di colpa, vergogna e stress, specialmente se consapevole del dolore inflitto al partner.

    Affrontare e Superare un Tradimento

    La strada per superare un tradimento è lunga e difficile, ma non impossibile. È importante considerare alcuni passaggi fondamentali:

    1. Comunicazione: Il primo passo è aprire un dialogo onesto e sincero. È essenziale che entrambi i partner esprimano i propri sentimenti e le proprie esigenze.
    2. Terapia di coppia: Rivolgersi a un terapeuta può aiutare a comprendere le cause del tradimento e a lavorare su aspetti della relazione che necessitano di essere migliorati.
    3. Ricostruire la fiducia: Questo processo richiede tempo, pazienza e l’impegno di entrambi i partner. Occorre che chi ha tradito dimostri, con atti concreti, la propria volontà di cambiare.
    4. Perdonare o separarsi: Non tutte le relazioni possono essere salvate. Alcune coppie decidono di perdonare e ricostruire, altre ritengono che la fiducia sia irreparabilmente compromessa e scelgono di separarsi. In entrambi i casi, è importante che la decisione sia presa in modo consapevole e rispettoso.

    Conclusione

    Il tradimento è un evento traumatico che mette alla prova la solidità della relazione di coppia. Tuttavia, esso può anche rappresentare un’opportunità per una profonda riflessione e crescita personale e relazionale. Che si scelga di ricostruire la relazione o di separarsi, è essenziale affrontare il dolore in modo consapevole e, se necessario, con l’aiuto di un professionista. La comprensione delle cause e delle conseguenze del tradimento può fornire gli strumenti necessari per superare questo momento difficile e, in alcuni casi, per rafforzare la relazione stessa.

  • La casa della relazione solida

    La casa della relazione solida

    Le relazioni di coppia possono essere paragonate ad una casa 🏡 con diversi piani.

    Ad ogni piano ci sono elementi che rinforzano la casa. Più i piani sono completi più la casa sarà solida e alta.

    Ovviamente se ai piani inferiori ci saranno pochi elementi la casa non sarà stabile e rischierà di crollare 🏚️.

    Piano terra:

    1 Conoscenza del mondo psicologico dell’altro

    2 Condividere affettuosità e ammirazione

    3 Cogliere i tentativi di contatto dell’altro

      Primo piano:

      4 Interpretare i comportamenti del partner in positivo

      5 Calma durante i conflitti

      6 Rispettare i sogni di vita

      Ultimo piano:

      7 Creare significati condivisi

      Per reggere la casa servono però 2 pilastri resistenti 🏛️ la fiducia (esserci per l’altro) e l’impegno (lealtà). Senza di essi la casa sarà instabile.

      Ora tocca a voi costruire la vostra casa. Buona costruzione 🏗️

    1. Il triangolo drammatico di Karpman: il persecutore, la vittima e il salvatore

      Il triangolo drammatico di Karpman: il persecutore, la vittima e il salvatore

      Esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia possono dare luogo a meccanismi di difesa inconsci che hanno lo scopo di proteggere dalla sofferenza ma che nel tempo possono diventare essi stessi fonte di dolore.

      Uno di questi viene proposto da Karpman ed implica la creazione di rappresentazioni rigide di sé e delle persone che ci circondano come una sorta di copione.

      In questo copione esistono 3 ruoli: un persecutore, una vittima e un salvatore.

      Questi ruoli si alimentano a vicenda e ognuno di loro serve all’altro per soddisfare un bisogno individuale.

      La vittima attraverso la richiesta di aiuto al salvatore soddisfa il suo bisogno di dipendenza.

      Il salvatore correndo in aiuto della vittima soddisfa il suo bisogno di sentirsi importante.

      La persecutore soddisfa invece il suo bisogno di controllo.

      Tutti e tre attraverso questi meccanismi evitano così di entrare realmente in contatto con la loro sofferenza.

      Per riuscire ad uscire da questo schema sarà necessario abbandonare i singoli ruoli per favorirne l’integrazione.

    2. Cosa succede nella prima seduta dallo psicologo?

      Cosa succede nella prima seduta dallo psicologo?

      Ogni psicologo e psicologa ha un suo metodo personale di lavoro e decide come strutturare la prima seduta. In questo articolo io vi parlerò del mio.

      Il primo incontro porta con sé una leggera ansia, ci si trova a doversi relazionale con una persona a cui si possono dire cose che pochi se non addirittura nessuno sa. Questa sensazione è normale, e vedrete come una volta entrati in studio e seduti piano piano lascerà il posto alla leggerezza.

      Dopo aver accolto i miei pazienti li faccio accomodare nel mio studio, non sulle poltrone dove inizierà il percorso psicologico, ma alla scrivania, un luogo più informale, domandando in che modo posso essere di aiuto.

      Dopo un breve racconto del sintomo chiedo qualche informazione su di loro e sulla loro storia personale. Sembrano poche cose ma nella prima seduta il tempo passa velocemente.

      Al termine spiego il mio metodo di lavoro e le mie competenze con il problema portato, lasciando spazio ad eventuali domande.

      Se entrambi pensiamo che si sia instaurata una buona relazione di fiducia, oltre a possedere gli strumenti per poterli aiutarli, si concorda l’inizio del percorso e la sua frequenza. In caso contrario potrò suggerire il professionista più adatto loro da contattare.