Il gruppo di parola è un luogo di scambio e sostegno che ha lo scopo di aiutare i bambini ad affrontare la separazione o il divorzio dei genitori.
Autore: Dott. Sergio Aleati
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I miti familiari
Il “miti familiari” sono un insieme di schemi cognitivi (consapevoli o inconsapevoli) che aiutano i membri di una famiglia ad interpretare il mondo che li circonda.
Il mito svolge inoltre la funzione, all’interno della famiglia, di assegnare ruoli e compiti ai vari membri.
Questo modello viene tramandato di generazione in generazione ed è condiviso e sostenuto da tutti i membri della famiglia, dove il passaggio avviene attraverso semplici racconti o aneddoti familiari, cioè storie raccontate per divertimento, a volte con un eroismo dei protagonisti esagerato rispetto alla realtà.
Una caratteristiche dei miti è la loro resistenza, possono infatti sembrare dei veri e propri tabù che nessuno può mettere in discussione (come ad esempio, la “forza”, il “sacrificio”).
Prendere consapevolezza dei propri miti familiari aiuta a capire il motivo per cui certi cambiamenti di rotta nella nostra vita possono diventare difficili.
Anche nella vita di coppia i miti, ereditati dalle famiglie di origine, si incontrano e non sempre riescono ad integrarsi in maniera adeguata, con la possibilità di dare origine a difficoltà di comprensione tra i partner.
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Christmas Blues o Depressione Natalizia
Il periodo Natalizio non porta solo felicità e gioia, ma contiene anche alcuni elementi stressogeni che possono essere vissuti negativamente dando origine, in alcuni casi, alla Christmas blues o depressione Natalizia.
La depressione Natalizia si caratterizza porta con Sé disturbi come: 𝑎𝑛𝑠𝑖𝑎, 𝑎𝑝𝑎𝑡𝑖𝑎, 𝑖𝑛𝑠𝑜𝑛𝑛𝑖𝑎, 𝑖𝑟𝑟𝑖𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡à, 𝑡𝑟𝑖𝑠𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎, 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒.
Ma da cosa è provocata nello specifico?
Diversi fattori possono essere alla base della 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗺𝗮𝘀 𝗕𝗹𝘂𝗲𝘀:
1) 𝐍𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨: del tempo che scorre e di quello che non può ritornare; si riaprono vecchie ferite per le assenze causate dai lutti.
2) 𝐏𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢𝐳𝐢: occorre riorganizzare il proprio tempo per far fronte ai preparativi; la festa deve essere all’altezza delle aspettative di tutti e anche l’immagine che daremo di noi.
3) 𝐒𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢: un regalo non adatto può deludere le persone che ci vogliono bene e la ricerca richiede tempo ed energie.
4) 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢: si è obbligati a vedere anche familiari con cui ci sono stati, o ci sono ancora, contrasti.
Come fare fronte alla 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗺𝗮𝘀 𝗕𝗹𝘂𝗲𝘀?
1) Non stravolgere le tue routine.
2) Stabilisci i regali prima insieme.
3) Impara a dire no se non vuoi partecipare a tutti le feste.
4) Dedica più tempo per hobby o attività che ti fanno stare bene.
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Seminario sulla violenza di genere
Oggi Giovedì 25 Novembre è la
𝓖𝓲𝓸𝓻𝓷𝓪𝓽𝓪 𝓲𝓷𝓽𝓮𝓻𝓷𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓪𝓵𝓮 𝓹𝓮𝓻 𝓵’𝓮𝓵𝓲𝓶𝓲𝓷𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓿𝓲𝓸𝓵𝓮𝓷𝔃𝓪 𝓬𝓸𝓷𝓽𝓻𝓸 𝓵𝓮 𝓭𝓸𝓷𝓷𝓮.
Per sensibilizzare su questa tematica importante Sabato scorso abbiamo tenuto un seminario insieme alla Dott.ssa Giulia Lorusso – Psicologa e agli istruttori Alessandra Amico e Luca Greca che ci hanno ospitato nella loro palestra Greca Team.
Spesso manca la conoscenza di cosa sia la violenza e la consapevolezza di assistere ad episodi o di essere vittime di violenza.
ɪʟ ᴍᴏᴅᴏ ᴘɪù ᴄᴏᴍᴜɴᴇ ɪɴ ᴄᴜɪ ʟᴇ ᴘᴇʀsᴏɴᴇ ʀɪɴᴜɴᴄɪᴀɴᴏ ᴀʟ ᴘʀᴏᴘʀɪᴏ ᴘᴏᴛᴇʀᴇ è ᴘᴇɴsᴀʀᴇ ᴅɪ ɴᴏɴ ᴀᴠᴇʀʟᴏ. (ᴀʟɪᴄᴇ ᴡᴀʟᴋᴇʀ) -

Chi è lo psicologo?
Intorno alla figura della psicologo spesso aleggia un’aurea di mistero. In particolare su cosa succede in una seduta psicologica e come faccia a “guarire” le persone.
Nei film la figura dello psicologo è spesso stereotipata, e fa emergere un professionista pensieroso, freddo, distaccato e spesso taciturno che si occupa solo di persone che hanno avuto grossi traumi.
Ma nella realtà lo psicologo è prima di tutto una persona, e come tale, ogni psicologo ha le sue caratteristiche individuali che lo contraddistinguono. Inoltre lo psicologo non si occupa solo di persone che hanno subito eventi particolari ma anche di chi, nel corsa nella vita, si trova in periodo in cui vuole conoscersi meglio.
Con questo articolo spero di riuscire a rendervi le idee più chiare.
Chi è lo psicologo?
Lo psicologo è un professionista laureato (5 anni di università più un esame di abilitazione) che opera per favorire il benessere delle persone, dei gruppi, degli organismi sociali e della comunità ed interviene tramite l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica.
Quali sono questi strumenti e tecniche?
Lo psicologo si avvale di varie teorie e modelli, riconosciuti dalla comunità scientifica, sul funzionamento psichico (come la teoria dell’attaccamento di Bowlby) e relazionale (come le teorie sulle comunicazione di Watzlawick, Beavin e Jackson) che utilizza per confermare o meno varie ipotesi che lo porteranno ad ottenere un quadro completo del problema sul quale lavorare insieme al paziente.
Oltre a queste, lo psicologo utilizza anche le sue capacità empatiche ed analizza i processi di transfert e controtransfert. Queste competenze vengono apprese durante la pratica formativa e difficilmente possono essere apprese a livello teorico dai vari manuali.
Lo psicologo ascolta solamente?
Lo psicologo nelle prime sedute prende informazioni (alcuni fanno domande altri aspettano che sia il paziente a portare quello che per lui è importante) e cerca di comprendere il funzionamento psicologico e relazionale della persona confermando o meno varie teorie al fine di delinearne un quadro di funzionamento.
Una volta compreso il funzionamento della persona, attraverso delle domande o talvolta interpretazioni, la porterà a riflettere su particolari elementi della sua vita e del suo pensiero, per permettergli dì comprendere ed eventualmente cambiare certi elementi disfunzionali della sua vita.
Lo psicologo mi può ipnotizzare?
Ci sono psicologi che usano il metodo dell’ipnosi, non per far dire al paziente ciò che in realtà non vorrebbe ma per portare alla luce elementi importanti che possono essere difficoltosi da esternalizzare quando siamo in un completo stato di coscienza, nascosti dai nostri meccanismi di difesa, e che possono essere importanti per la guarigione.
Posso parlare con un amico è la stessa cosa?
No, un amico ci può dare consigli su quello che nella sua vita ha funzionato ma non è detto che vadano bene e funzionino anche nella nostra.
Quante sedute ci vogliono?
Il numero di sedute dipende dal tipo di problema, dalle risorse che ha la persona e dagli eventi che accadono nel mondo che ci circonda.
Alcuni problemi si risolvono in 4-5 sedute per altri ci vogliono anni.
Solitamente la durata del percorso viene decisa insieme dallo psicologo e dal paziente strada facendo.
Lo psicologo è per matti o per deboli?
In realtà lo psicologo non lavora con quadri psicopatologici complessi o almeno lavora con tali tipologie di pazienti in comunità o altri luoghi di cura specifici.
Saper riconoscere un momento di difficoltà e rivolgersi ad uno psicologo, che ci aiuti a ritrovare le capacità in noi stessi per uscirne, non rappresenta un elemento di debolezza anzi al contrario è indice di forza e buone capacità relazionali.
Io sono fatto così e non posso cambiare!
È vero siamo fatti così e se non c’è la motivazione a cambiare non si può cambiare.
Ma se c’è la curiosità di scoprirsi e la motivazione a cambiare quello che non ci piace è possibile farlo.
Spero di essere riuscito a chiarire almeno in parte il mistero che circonda lo psicologo e il mondo della psicologia.
Per chi avesse altre domande o curiosità può contattarmi privatamente con un messaggio.
Dott. Sergio Aleati
Psicologo
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La conoscenza delle emozioni influenza il comportamento dei bambini?
I bambini provano emozioni già da neonati, basta osservare il loro sorriso come risposta ad una sensazione piacevole, ma il fatto che abbiano delle risposte comportamentali automatiche ad esse non significa che siano capaci di riconoscerle consapevolmente.
La mancanza di consapevolezza rispetto ai propri stati emotivi, nelle successive fasi di sviluppo, può portarli a mettere in atto risposte comportamentali a volte inadeguate.
Ad esempio, se un bambino non riesce a riconoscere la sua rabbia non potrà poi essere in grado di gestirla e di conseguenza rischierà di scaricarla automaticamente su un oggetto distruggendolo, rendendosi conto solo successivamente di aver compiuto un’azione sbagliata.
Come posso insegnare a mio figlio a gestire le emozioni?
Attraverso un buon allenamento ad ascoltare le emozioni che sente nel suo corpo e narrandogli storie che parlano di emozioni è possibile modificare gli schemi che strutturano il mondo interno del bambino e di conseguenza la conoscenza delle emozioni e le reazioni.
La conoscenza di sé è organizzata nella mente in schemi narrativi. Narrando nuove storie è possibile modificare quegli schemi già presenti, rendendoli più funzionali ed utili, in modo che il bambino impari a stare meglio con le proprie emozioni e con il mondo che lo circonda.
Dott. Sergio Aleati
Psicologo







